Un Destiny in compagnia

“Non è tutto oro quel che luccica, ma è anche vero che non sono merde tutte le cose marroni.”

Con questa nota di poesia #croccante oggi voglio parlare con voi di Destiny.

“Oh ma che palle, è OLD, saranno ormai 2 mesi che è uscito!!111!!!1uno!”

Esatto, tanto ormai lo sapete che qui non andiamo in ordine cronologico, ma ci adattiamo allo stile ben noto come “CDC” (alla cazzo di cane), come ben ci hanno insegnato le saghe cinematografiche e videoludiche negli ultimi 20 anni.

Ma perché ve ne parlo proprio ora? Beh è semplice, perché finalmente ho un’idea chiara ed oggettiva sul gioco in questione. Certo, se fossi un bimbomerda che non ha nulla da fare nelle sue giornate probabilmente il terzo giorno dopo l’uscita sarei già stato al livello “superultramegatron-delta”. Ovviamente non è così e proprio per poter dare un mio parere sul gioco che sia il più scevro possibile da moccoli, mi sono preso 2 mesi per giocarlo a fondo. Molto a fondo. Quasi alla nausea.

Il Prelato Arconte

Il Prelato Arconte

E comunque i moccoli sono partiti lo stesso.

Va detto che Destiny, giocato da soli, è di una NOIA MORTALE. Se non avessi degli amici con cui giocarlo, molto probabilmente l’avrei mollato lì una volta raggiunto il livello 20 (praticamente quando la “storia” finisce). Sì, “storia” tra virgolette perché é totalmente assente. O meglio, c’è. Peccato sia un aborto.

In ogni caso, se uno è capace di andare oltre la ripetitività estenuante delle missioni e semplicemente prenderla con filosofia, ascoltando i ricorrenti moccoli dei propri amici alle prese con il “Prelato Arconte”, il gioco assume un valore diverso e riesce a divertire nella scalata verso il livello 30 (con l’uscita imminente del primo DLC a dicembre, si arriverà a 32). Gli eventi settimanali e giornalieri ravvivano un po’ il tutto, ma siamo ben lontani da quel mondo in costante evoluzione che ci avevano promesso.

 

Destiny è un gioco multiplayer, ma questo lo sapevamo già prima di acquistarlo. Quello che non sapevamo è che per finirlo, o meglio per superare l’ultima temibile missione chiamata “LA VOLTA DI VETRO”, bisogna essere in 6. E bisogna anche conoscerle queste 6 persone, tanto da poterci parlare durante la missione per organizzarsi. Altrimenti buona fortuna. Già, perché la missione in sè è difficile (ovviamente esistono svariati trucchetti per portarla a termine in meno tempo), non tanto per il livello dei nemici, quanto per il difficile coordinamento di tutti i membri della squadra se questi non si conoscono.

#croccanti verso la "Volta di Vetro"

#croccanti in orbita verso la “Volta di Vetro”

Il divertimento è dato dal capitale umano che lo gioca e non tanto dal gioco stesso. Il che è abbastanza limitativo contando che sulla copertina non c’è scritto a caratteri cubitali “DA GIOCARE ALMENO CON 3/6 AMICI PER VOLTA”

Ci sarebbero un sacco di cose ancora da dire su questo titolo, ma per ora mi fermerò qui. Destiny è un gioco che va preso in leggerezza e compagnia, ma soprattutto non bisogna dargli tutta l’importanza che la sua campagna marketing gli ha dato. Detto questo, sono curioso di giocare con la mia squadra di tori inferociti i DLC di prossima uscita.

E voi che ne pensate? Lo trovate divertente anche giocato da soli?

 

2 commenti to “ Un Destiny in compagnia”

  1. Nostalion dice:

    Ma tu per DLC intendi le parti di gioco che avrebbero dovuto includere nei 70 euro iniziali ma che continuano a vendere per mesi dopo l’uscita?:)

    1. In teoria, purtroppo, sì. Infatti è uno dei gravi difetti di questo titolo. Anche io sono del partito: “Un DLC deve aggiungere qualcosa alla storia, non completarla” 🙂

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